domenica 22 febbraio 2009

LA NOSTRA ESPERIENZA, UN MODELLO PER IL CENTROSINISTRA NAZIONALE


È indubbio che il centrosinistra a livello nazionale stia attraversando un brutto momento.
In una fase di profonda trasformazione economica e sociale non si sta costruendo in maniera unitaria una visione chiara e sostenibile per l’Italia. Per il bene comune. Per il bene collettivo. Sarebbe bello conoscere nel dettaglio perchè in questi mesi il centrosinistra non si è rimboccato le maniche per pensare a come ridare fiducia e speranza a milioni di lavoratori che oggi stanno rischiando il posto di lavoro, a milioni di lavoratori precari che per primi pagano le conseguenze di un sistema economico-finanziario perverso che ha causato tutto questo. Per comunicare in maniera chiara ai milioni di italiani che un alternativa alla non idea berlusconiana esiste ed è realizzabile. Capisco che guardando al debito pubblico, alla mancanza di infrastrutture, al caos delle città, alla crisi del Mezzogiorno che dura dal Seicento, alla fragilità della cultura, al familismo amorale perdurante, allo scadimento della televisione, alla perdita progressiva di senso civico, al disfunzionamento della pubblica amministrazione, si può anche essere assaliti da uno spaesamento. O peggio dallo sconforto. E allora non ci rimane che rimboccarci le maniche e lavorare dal nostro piccolo osservatorio, dal nostro piccolo-grande laboratorio. Pieve.
Da mesi un gruppo nutrito di persone sta attivamente lavorando ad un percorso che consentirà di prepararsi al meglio non solo alle elezioni amministrative di Giugno ma soprattutto per governare questo comune. Ed ecco che oltre 50 persone stanno costruendo in maniera partecipata un progetto ambizioso ma anche molto realistico e realizzabile per la nostra comunità. Per tutti noi. Per Pieve. Stiamo imparando tanto, stiamo confrontandoci sui problemi, sui bisogni, sulle idee, cercando di conciliare queste ultime con le limitate risorse economiche con cui tutti i piccoli comuni oggi devono fare i conti.
Ci presenteremo al meglio con una squadra coesa e unita, con un programma che conterrà in maniera chiara la nostra idea di Pieve per i prossimi anni. L’innovazione nella continuità e nell’affidabilità del buon governo di centrosinistra che ha amministrato Pieve dal ’74 ad oggi. Questi siamo. Siamo una grande forza pur nel contesto di crisi nazionale. Così come noi tanti altri comuni stanno lavorando nella nostra maniera.
È questa la vera innovazione politica. È questo il nuovo modo di fare una politica che sia onesta, trasparente e affidabile.
Ma saldamente ancorata ai valori del centrosinistra che sono, ancora oggi ,molto vivi nella società. Attuali e in grado di garantire le risposte e di proporre le soluzioni per una nuova economia, per un nuovo welfare, per una nuova cultura e per una società più solidale e ancorata alla risoluzione dei problemi quotidiani. Qui risiede tutta la nostra differenza rispetto ai civici che stanno ispirandosi al nostro percorso e al centrodestra che parla più pensando alla percezione delle parole che al realismo delle soluzioni!



IL NOSTRO PERCORSO ANCORA SUL GIORNALE


Da il Domani-l'Informazione del 20/02/2009

lunedì 9 febbraio 2009

LO SVILUPPO CHE VOGLIAMO PER PIEVE

Ecco la presentazione che ho svolto in occasione dell'iniziativa pubblica del 6 Febbraio sul tema dello sviluppo urbanistico per Pieve
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domenica 8 febbraio 2009

CHE VERGOGNA!

Sul caso Eluana e il comportamento di Berlusconi non si può stare in silenzio. Ma quando sarà possibile in questo Paese assistere ad una politica seria che cerca di capire i problemi veri delle persone che soffrono (e che si dovrebbe rappresentare) e di risolverli?
Nel merito, pubblico l'editoriale di oggi dell'Unità a firma di Concita De Gregorio dal titolo PERICOLO PUBBLICO

Anche nelle tragedie sono sempre i dettagli a dare la misura del disastro, a rivelare l'inganno. Uno sguardo, un gesto, una scarpa slacciata. Qualcosa che rompa l'ipnosi e illumini d'improvviso la scena per quello che è. Ieri, per Berlusconi, è stato il linguaggio. Sì certo il bonapartismo. Sì l'attentato alla Costituzione, l'aggressione al capo dello Stato, la democrazia in pericolo, Eluana che fa da pretesto per una partita di potere. La corsa al Quirinale, lo scardinamento delle regole, l'arbitrio assoluto di uno solo: sì certo, tutto questo saliva in un crescendo omeopatico segnato ogni tanto da un sussulto. Poi quelle parole: «Eluana mi dicono ha un bell'aspetto, funzioni attive, il ciclo mestruale». Il ciclo mestruale, ha detto il presidente del consiglio ai microfoni. Poi: da parte di suo padre «non c'è altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità». Togliersi di mezzo? Una scomodità? Ma come parla. Di cosa parla. Ecco cosa fa veramente paura, cosa sveglia decine di migliaia di persone: l'assenza di freni inibitori, il delirio di onnipotenza che fa straparlare senza controllo proprio come chi abbia perso definitivamente il senso di realtà, di misura e di rispetto. Un pericolo pubblico, collettivo: guida a folle velocità senza freni, l'Italia è a bordo. Bisogna scendere. Non c'è tempo da perdere.
Che accusi Napolitano di voler uccidere, che giudichi la Costituzione «bolscevica» e che prometta di cambiarla lui da solo, che i regolamenti gli sembrino antiquati dunque anche questi da spazzar via sono solo altri sintomi dello stato di alterazione. L'onnipotenza è del resto in buona misura reale: le leggi che si è costruito su misura glielo permettono. Potrebbe far irruzione a Sanremo, se gli garba, e dall'Ariston parlare al paese per giorni: raccontare barzellette, irridere il capo dello Stato. In veste istituzionale, naturalmente. Come ieri a Cagliari, a una settimana dal voto: «visita istituzionale» hanno spiegato docili i tg.

Beppino Englaro, maschera tragica di un'Italia sommersa dalla melma, gli si è rivolto direttamente: venga a vedere mia figlia, ha detto. A Berlusconi e a Napolitano ha chiesto: venite da padri, venite a vedere com'è adesso. Gli sarebbe bastato, in questi mesi, scattarle una foto e mostrarla per zittire chi grida: non l'ha fatto, un esempio maestoso di amore paterno. Chi abbia assistito un malato terminale sa cosa intenda dire. Non servono le parole.

Per tutto il giorno al giornale abbiamo fatto ieri da telefonisti e dattilografi. Hanno chiamato e scritto per dare sostegno a Napolitano gente comune e premi Nobel, ministri e presidenti stranieri, studenti e scienziati. Il francese Pierre Moscovici, già ministro per l'Europa, lo spagnolo Enrique Barón Crespo, ex presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schultz presidente del Pse (il kapò, ricordate? Ma allora il linguaggio era più controllato) hanno firmato il nostro appello. Rita Levi Montalcini e Dario Fo, premi Nobel, Umberto Veronesi e Ignazio Marino, Roberto Benigni e Pedrag Matvejevic hanno messo le loro firme sotto quelle di Furio Colombo e di Umberto Eco, di Pietro Ingrao e di Andrea Camilleri. A notte continuavano a chiamare. Trascriveremo ogni nome. Esiste un'altra Italia. Non faremo silenzio.


lunedì 2 febbraio 2009

LO SVILUPPO CHE VOGLIAMO PER PIEVE

Venerdì 6 Febbraio, alle 20e45, si terrà nella Sala Dafni Carletti un incontro pubblico per discutere insieme di urbanistica e in particolare di come intendiamo impostare lo sviluppo urbanistico del nostro territorio per i prossimi anni.
Ne parleremo con due urbanisti molto importanti e risconosciuti a livello nazionale:
Maurizio Maria Sani, fautore della legge regionale sull'urbanistica 20/2000 e Piero Cavalcoli, ideatore del Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) di Bologna.


Vi aspetto numerosi!!!